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Cenni sull'origine walser di Campello

 

Cenni sull’origine walser di Campello

 

Campello venne colonizzato in modo permanente dalla popolazione “Walser” abitante a Rimella, in Val Mastallone, una valle laterale della Valsesia, tra la prima e la seconda metà del XV secolo. Il termine Walser è la contrazione lessicale di  walliser”, che significa “abitante del Canton Vallese Svizzero”.

 

Nell’ultimo contratto di concessione «novennale» degli alpi Capezzone, Pennino e Penninetto, che risale al 1442, compare per la prima volta il toponimo «Campello». In quel periodo, ad opera degli stessi walser di Rimella che sfruttavano già gli alpeggi del Monastero di San Graciniano e Felino di Arona, si era appena stabilito in quello stesso luogo, cioè a Campello, un primitivo insediamento walser.

 

Nella stessa pergamena del 1442, che descrive minuziosamente i confini del possedimento monastico, si cita per la prima volta il toponimo «Campello»: «ab una parte alpis Cayme [Cama], ab alia territorium de Campello, ab alia flumen Strone, ….».

 

Il 21 novembre 1448, l’abate Sorino de Balbis, davanti al capitolo dei monaci di San Graciniano e Felino di Arona, ratifica solennemente «l’investitura in enfiteusi, sotto il nome di locazione livellaria perpetua» della metà pro‑indiviso degli alpi «Capesoni, Penini e Penineti, giacenti nel territorio di Valle Strona, Pieve di Omegna, Diocesi di Novara».

 

Il legame con Rimella è anche testimoniato dall’usanza di trasportare, fino al 1551, i morti campellesi per essere sepolti nel villaggio valsesiano. Al “toturaste”, detto “Obrun Balme” (la posa dei morti campellesi), il corteo funebre veniva accolto dalla comunità rimellese e accompagnato in processione fino al cimitero. L’ultima “anima” seppellita a Rimella fu quella di Teresa Strambo, il 21 aprile 1551.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La "posa dei morti"

campellesi

 

Questi documenti rari e preziosi del Monastero di Arona, gettano un po’ di luce sulla venuta dei Walser a Campello, lasciandone intuire un’origine non molto dissimile dalla tradizione e da un manoscritto settecentesco di memorie campellesi, che riferisce come «…in principio questo luogo fosse un’alpe di quei di Rimella, che essendo stati obbligati a qui fermarsi colle loro bestie in inverno a causa della neve caduta per tempo, in seguito abbiano continuato ad abitarvi stabilmente».

 

 
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